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Social media management a Roma

Fondamenta prima della frequenza. Buyer persona, sistema visivo e tono di voce esistono prima del calendario, perché pubblicare con costanza su fondamenta assenti produce risultati incostanti — e nessuno capisce perché.

È la lezione che ho visto ripetersi identica su due account romani molto diversi tra loro: uno quasi fermo, l'altro con un pubblico già costruito. Le lacune di fondo erano le stesse. Avere un pubblico non significa avere una strategia.


Cosa consegno.

Prima l'infrastruttura invisibile, poi i post. In quest'ordine, non nell'altro.

  • Buyer persona documentata. Chi compra davvero, cosa fa scattare la decisione, cosa guarda prima di scegliere. Scritta, non intuita.
  • Sistema visivo. Colori, tipografia, trattamento delle immagini: i contenuti si riconoscono come tuoi anche senza logo.
  • Tono di voce scritto. Così i contenuti non cambiano carattere a seconda di chi è di turno quella settimana.
  • Piano editoriale con un obiettivo di business. Prenotazioni, richieste, iscrizioni — scelto prima di aprire l'app.
  • Adattamento per piattaforma. Una fonte, tanti formati. Un post LinkedIn e una caption Instagram nati dallo stesso articolo non devono somigliarsi: se si somigliano, uno dei due è sbagliato.
  • Test strutturati sui tuoi dati. Orari, formati e ganci testati sull'account reale, non copiati da un'infografica generica trovata online.

Quando non serve

Se sei già su cinque piattaforme e nessuna funziona. Il problema non è la sesta. Due piattaforme fatte bene battono cinque fatte male, e la prima cosa da fare è chiudere, non aprire.

Se il social è l'unica cosa che possiedi. Stai costruendo su terreno in affitto: gli algoritmi cambiano, la reach evapora, gli account vengono limitati. I social devono alimentare qualcosa che possiedi — la lista email o il sito — non sostituirlo.


Sul campo

Due account, lo stesso vuoto sotto.

In lavorazione

Entrambe le collaborazioni sono partite a marzo 2026. Sono casi studio di processo: raccontano il metodo. I numeri arrivano quando saranno confrontabili anno su anno — e non un minuto prima.

Enoteca Barberini. Presenza social che esisteva ma senza pubblico definito, sistema visivo o tono di voce: si pubblicava quando qualcuno se ne ricordava. Prima decisione, e quella che ha cambiato tutto: obiettivo prenotazioni, non follower. Poi persona, brand kit e personalità di marca. Solo dopo, la frequenza.

Pepys Bar. Un account con la reach già costruita ed esattamente le stesse lacune: nessuna persona documentata, nessun sistema visivo, nessuna voce definita. La reach c'era. La direzione no. L'audit viene prima a prescindere dalle dimensioni; cambia solo la velocità con cui riesci a leggere i risultati dei test.

I due casi per esteso, nella guida →


Domande frequenti.

Su quante piattaforme conviene essere?

Due criteri, non di più: dove sta già il tuo pubblico, e quale formato riesci a sostenere nel tempo. Due piattaforme fatte bene battono cinque fatte male — e quasi tutti quelli che leggono questa riga sono su troppe piattaforme, e lo sanno.

Ogni quanto bisogna pubblicare?

La cadenza si fissa sul mese peggiore. Poi si testa sui dati reali dell'account: gli orari "migliori" delle infografiche generiche valgono per la media di tutti, cioè per nessuno in particolare.

I follower contano?

Contano come indicatore, non come obiettivo. I follower non pagano le bollette e non sopravvivono a una riunione sul budget: nessun direttore finanziario ha mai approvato una spesa perché "siamo cresciuti di 400 follower".

Serve anche l'advertising?

Spesso sì, ma dopo. Meta Ads su fondamenta deboli amplifica il problema invece di risolverlo: nessun targeting salva un annuncio brutto.

Servizi collegati

Nessuno di questi si vende da solo.

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